Cyberbullismo, blue whale e educazione alla legalità

Un vecchio articolo del 2017 sull’entrata in vigore della Legge contro il cyberbullismo è l’occasione per parlare di come cambiano le abitudini degli adolescenti in Rete.

Nelle ultime settimane (feb 2019 n.d.r.) ci siamo occupati spesso di reati compiuti da minorenni a danno di altri minorenni o addirittura di adulti. Atti di bullismo, vandalismo, reati di natura sessuale dove il comune denominatore è lo smartphone, appendice della vita scolastica, sentimentale e sociale di ogni adolescente. Comune denominatore dei casi trattati è anche un generale senso di disagio, sia della vittima che del suo persecutore, che affiora dall’analisi di chat, foto, appunti, applicazioni installate. Disagio verso i modelli proposti e messi sul piedistallo dalla società costruita, spesso a tavolino e per scopi commerciali, da noi adulti. Abbigliamento e accessori necessariamente firmati, a tutti i costi; guadagni facili ottenuti illegalmente e a danno del prossimo; alcool e droghe come unico mezzo per evadere dalla noia; un concetto del sesso che è limitato all’uso del corpo altrui con l’unico scopo di produrre materiale da diffondere in Rete; un concetto di scuola che non porta alcuna utilità e che è solo tempo perso, dato che si può fare fortuna su YouTube senza sforzo.

Da tecnico, da docente e da genitore posso allora dire che sarebbe utile lavorare, con i ragazzi, su tali modelli, prima ancora di mettere in piedi progetti di prevenzione o segnalazione o sistemi efficaci di filtraggio dei contenuti internet (utopia). E’ una cosa fattibile? Non sta a me dirlo, ma per lo meno poniamoci il problema, perché quando il telefono di un adolescente arriva nei nostri laboratori (dopo un sequestro) è ormai tardi per qualsiasi buon proposito.

Andate a rileggervi l’articolo sulla Legge 71/2017, pubblicato su Fatto & Diritto del vulcanico Tommaso Rossi e se volete approfondire sui modelli di comportamento degli adolescenti in Rete è ancora attuale la ricerca “Generazione DISconnessa” realizzata con il gruppo di lavoro GAND (Gioco d’Azzardo e Nuove Dipendenze) dell’Azienda Sanitaria USL Toscana Sud Est.